PSICOTERAPIA COGNITIVO-COSTRUTTIVISTA DELL’ETÀ EVOLUTIVA

Ciascuno cresce solo se sognato (Danilo Dolci)

Il terapeuta cognitivo-costruttivista si avvicina al bambino e alla sua famiglia nel tentativo innanzitutto di restituire un senso al loro disagio, e di orientarli verso modalità di relazione più efficaci e dotate di maggiori potenzialità evolutive. Il sintomo, così come ogni altra manifestazione emotiva e comportamentale del bambino, va letto e trova significato solo all’interno di quel particolare sistema familiare, e di quella particolare relazione reciproca di attaccamento/accudimento.

Per questo, secondo la prospettiva fornita dalla teoria dell’attaccamento, l’ottica con cui ci avviciniamo al bambino e alla sua famiglia – e questo risulta tanto più appropriato quanto minore è l’età del bambino – è un’ottica tri-generazionale. I genitori sono posti al centro dell’attenzione terapeutica da un duplice punto di vista: da un lato, l’analisi e la gestione diretta della relazione di attaccamento/accudimento in atto tra la coppia genitoriale e il bambino, dall’altro l’indagine di aspetti significativi della storia personale dei genitori e delle loro famiglie d’origine (Lambruschi, 2014).

Il setting terapeutico, dunque, è strutturato in maniera diversa a seconda delle esigenze: può prevedere, quando possibile, momenti di interazione/osservazione dell’interno nucleo familiare (soprattutto nelle fasi iniziali di assessment); percorsi individuali con il bambino; interventi specifici sulla relazione madre-bambino; sedute di parent-training con uno o entrambi i genitori. In alcune circostanze – in particolare nel caso di problematiche legate all’ambiente scolastico – sono previsti anche colloqui con gli insegnanti.

Per saperne di più:
Lambruschi, F. (2014). “Manuale di Psicoterapia dell’età evolutiva”. Bollati Boringhieri Editore.